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Imposte sulle successioni: ovvero la tassa sul morto!

Imposte sulle successioni: ovvero la tassa sul morto!

Nel Medioevo l’Imperatore per raccogliere denari necessari per pagare le spese militari, pensò bene di imporre ai suoi feudatari una tassa da pagare nel passaggio del feudo dal padre al figlio. Dopo aspre lotte i feudatari dovettero accettare questo nuovo balzello.

E’ l’odiosa “tassa sul morto” in quanto non c’è alcun trasferimento di ricchezza   , ma una successione in diritti che trae origine da un evento: la morte del titolare.

Nei tempi più recenti l’imposta sulle successioni è stata “sospesa” per poi essere reintrodotta con correttivi.

E’ già da qualche tempo che si parla di modificare l’imposta di successione in quanto la franchigia, cioè la quota esente, attualmente prevista con particolare riguardo nei rapporti tra oggi e tra genitori-figli, in Italia è molto più elevata che negli altro Stati dell’UE.

In Italia è prevista l’esenzione fino ad un milione di euro tra coniuge e tra genitori e figli, mentre nelle successioni tra fratelli sono esenti da imposta i primi 100.000,00 euro.

In Europa non esiste franchigie così elevata per cui sia la Commissione Europea sia l’OCSE hanno chiesto al governo italiano di adeguare la franchigia e le aliquote alla media europea.

Questo comporterà un aumento sostanziale dell’imposta di successione.

E’ l’Europa che lo chiede!

Occorre quindi informarsi per tempo presso chi è esperto della materia al fine di individuare altre soluzioni fiscalmente più convenienti.

La persona può incidere sulla quota e sui beni da assegnare agli eredi mediante il testamento. Col testamento può essere data una quota ad un erede e ad un estraneo (cosiddetta quota disponibile) che varia a seconda di quanti siano i legittimari che concorrono alla successione (un terzo, un quarto o un mezzo). Mediante testamento si può “essere riconoscenti” nei confronti delle persone più care o che sono state più vicine al testatore.

Ma anche per fare testamento bisogna consigliarsi con l’esperto al fine di evitare che questo documento venga impugnato o caducato e dichiarato privo di effetto.

Quindi le disposizioni debbono essere correttamente scritte per evitare dubbi, incertezze interpretative, ecc… .

Il genitore imprenditore ha poi la possibilità mediante un contratto chiamato “patto di famiglia” di trasferire la sua azienda al figlio o ai figli che debbono continuare l’attività d’impresa per almeno 5 anni dall’atto, godendo di importanti agevolazioni fiscali (l’atto è a tassa fissa, Euro 200) e al riparo dalle impugnazioni che sono invece possibili nelle donazioni.

Bisogna infatti ricordarsi sempre che la donazione è un “acconto” di futura eredità, per cui in sede di dichiarazione di successione bisognerà indicare anche le donazioni fatte in vita dal defunto agli eredi.

Questo determina il “cumulo” al fine di stabilire la quota esente dell’imposta (franchigia).

Ci sono poi dei beni che sono esenti dall’imposte di successione, altri sono esclusi. Fra questi ultimi sono importanti le polizze assicurative da porre in essere con l’aiuto di esperte persone presso banche e assicurazioni.