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Il delicato momento del passaggio generazionale nelle società agricole

Il delicato momento del passaggio generazionale nelle società agricole

Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati e critici nella vita di un'impresa agricola. Il Notaio Mario Sartori di Verona ha spesso a che fare con questi passaggi di testimone: il suo territorio di competenza è, infatti, quello veronese tra le valli a ridosso della Lessinia e dintorni, tutte aree di alta produzione agricola, dal vino al formaggio passando dall’olio di oliva. Proprio in questi territori, un terzo delle piccole e medie imprese del settore, di cui 9 su 10 sono a conduzione familiare, si stanno attrezzando in questo periodo a gestire il passaggio di mano dai fondatori alla generazione emergente.

I dati nazionali dicono che solo il 30% delle imprese supera il primo passaggio generazionale, il 15% il secondo passaggio e addirittura il 5% il terzo. Il passaggio generazionale necessita il trasferimento non solo del knowhow, ma dei valori portati dal fondatore all’azienda che spesso sono la vera chiave di volta che mantiene intatto lo spirito non replicabile dell’azienda stessa. Quando l’impresa di famiglia, poi, è una Pmi e la famiglia è nucleare è doveroso fare attenzione ai contraccolpi di questa successione: banche, clienti, fornitori e dipendenti non sanno cosa potrà succedere e tutti vogliono certezze per il futuro e garanzie che l’azienda sia condotta bene.


Tutte le problematiche del passaggio generazionale

La continuità nella successione dell'impresa appare come uno dei problemi più delicati e cruciali dell’azienda familiare. Sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione per garantire una ottimale continuità di gestione dell'impresa.

Spesso, l'avere una composizione numerosa dei membri della famiglia, o la mancanza di interesse da parte dei figli a portare avanti l'azienda costituiscono delle problematiche. Al Notaio chiamato ad intervenire spetta un compito di non facile soluzione: il passaggio di testimone nell'azienda va seguito nei minimi particolari prevedendo apposite clausole e pattuizioni, compiti per i chiamati alla successione nell'azienda, senza però forzare ed obbligare a fare l'imprenditore chi non si sente idoneo a tale missione.

Il 25% delle società agricole oggi è guidato da un leader di età superiore ai 70 anni. La continuità d’impresa spesso è una problematica in quanto si agisce tardi: sarebbe opportuno che al momento in cui la pensione si sta avvicinando, l’imprenditore agisca per responsabilizzare i figli o gli eredi. L’assenza di una pianificazione rende il momento della successione potenzialmente carico di tensioni, proprio perché spesso può cogliere impreparata l’impresa. A volte gli imprenditori anziani difficilmente organizzano per tempo il ricambio generazionale e quando lo fanno faticano ad abbandonare il comando, scegliendo il più delle volte una convivenza sterile, che inibisce le iniziative delle nuove generazioni.

Proprio per favorire un passaggio generazionale d’impresa meno problematico, nei giusti tempi e aiutando a mantenere un adatto equilibrio aziendale/societario esiste uno strumento negoziale previsto dall’art. 1, comma 119, dalla legge 205 del dicembre 2017: il contratto di affiancamento, che mira a favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell'attività d'impresa per il triennio 2018-2020.


Continuità d’impresa: il contratto di affiancamento

Questo contratto può essere stipulato da giovani che hanno tra i 18 e i 40 anni, anche organizzati in forma associata, che non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli, con imprenditori agricoli di età superiore ai 65 anni oppure pensionati. Questo contratto non può avere durata superiore a tre anni ed è da allegare al piano aziendale presentato all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). In questo lasso di tempo l’imprenditore si impegna a trasferire al giovane le proprie competenze nell’ambito delle attività e, a sua volta, il giovane si impegna a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell’impresa apportando anche innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita della stessa.

Il contratto prevede anche regimi di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente e comporta la ripartizione degli utili che porterebbero al giovane una percentuale tra il 30 e il 50 per cento. Include, inoltre la possibilità di accedere a mutui a tasso zero per gli investimenti, della durata massima di 10 anni comprensiva del periodo di preammortamento e di importo non superiore al 75% della spesa ammissibile, previsti dal decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185. Sono previste forme di compensazione al giovane in caso di conclusione anticipata del contratto e, in caso di vendita dell’azienda, un diritto di prelazione per i sei mesi successivi alla conclusione del contratto. Nel periodo di affiancamento il giovane imprenditore è equiparato all'imprenditore agricolo professionale, ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99.


Il giusto approccio del notaio alla successione d’impresa

È giusto che gli imprenditori anziani, che sono una risorsa sociale e culturale, siano messi nelle condizioni di poter portare avanti il buon nome della loro azienda con l’aiuto dei figli, dei familiari o degli eredi, così com’è giusto che i giovani possano apprendere da loro l’arte di un mestiere nobile e valorizzare la memoria e i valori della cultura del loro padre o del loro parente stretto che sta lasciando nelle loro mani l'azienda/società agricola. Per una corretta gestione di questo passaggio generazionale, è necessario agire e pianificare il tutto per tempo. Il notaio sa bene che questo processo è un evento da seguire e non da subire: ecco perché è importante attuare una sinergia generazionale, dando un senso di crescita proprio alle nuove generazioni, valutando tutti i contesti psicologici e i profili emozionali, i vincoli e le limitazioni che vi sono all’interno del diritto successorio, nonché la variabile fiscale e gli strumenti offerti dalla disciplina societaria.

Gli strumenti che il diritto mette a disposizione sono molti; oltre al recente contratto di affiancamento, è previsto il patto di famiglia che permette di superare alcune problematiche successorie con costi fiscali assai limitati.